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25 Aprile 2017

 

Pubblichiamo il discorso del nostro Sindaco Michele Cattaneo, un discorso costruito con i cittadini di Rescaldina, con gli amici di Facebook che lasciando una parola, un aggettivo, un pensiero hanno contribuito a scrivere la riflessione del 25 aprile 2017.

Buon 25 Aprile!

 

Grazie a tutti voi per essere intervenuti, è bello avere visto oggi la presenza di autorità civili, religiose, militari, bambini e adulti, tante persone che ci ricordano che il 25 aprile è la festa di tutti, che la liberazione è “senza se e senza ma” la festa che celebra la liberazione dal nazifascismo, un'ombra, una macchia, un'esperienza terribile che ha segnato il nostro passato, segna il nostro presente e, dobbiamo essere realisti, rischiamo segni anche il nostro futuro.

Per preparare questo intervento, ho chiesto una mano ai miei amici chiedendo loro un aggettivo, una parola, la prima che veniva alla mente alle parole “25 aprile”.

Tantissime persone mi hanno scritto aiutandomi a realizzare così una riflessione collettiva, una riflessione di tutti. Mi sono scritto tutti le parole proposte mettendole in ordine e classificandole in qualche modo tra passato, presente e futuro. Chiedo scusa in anticipo se dovessi avere interpretato male qualche pensiero ma naturalmente gli occhi che hanno letto, la testa che ha rielaborato e le dita che hanno scritto alla fine sono le mie.

Gli aggettivi riportati più volte sono stati Antifascista e Libertà e probabilmente non poteva essere altrimenti. L'antifascismo nasce dalla mancanza di libertà, libertà la cui ri-conquista celebriamo oggi.  L'antifascismo nasce dalla assoluta mancanza di diritto, dove c'è totalitarismo non c'è diritto e non ci sono diritti. L'antifascismo, il movimento di liberazione, la resistenza nascono da un fortissimo senso di solidarietà,  dal senso di comunità, come suggerito dal Sindaco di Amandola.
I partigiani che come dice la parola sanno scegliere da che parte stare, sono appunto partigiani, scelgono, in una esperienza unica di lottare per l'uguaglianza, la dignità, la giustizia, il rispetto, l'umanità delle persone, la libertà, e lo fanno con il sacrificio degli affetti e delle loro stesse vite in un movimento collettivo, laico, che ha coinvolto in un obiettivo condiviso tutta la società lungo un'intera nazione.    

Oggi abbiamo il dovere della memoria storica, del ricordo affettuoso, verso persone che, come mi ha scritto un cittadino, con il cuore in mano erano disposte ad offrire la propria vita per gli altri, esempi luminosi di coraggio ma soprattutto di tenacia, resistenza, dettate da una incrollabile fiducia in una umanità migliore, combattenti di una guerra, anche se può sembrare una contraddizione il cui unico scopo era la pace.

Oggi, nel nostro contesto di stato democratico, siamo riconoscenti e lo siamo di cuore verso i nostri partigiani ma quanto in realtà abbiamo tradito o vediamo traditi quegli ideali? Quanto è attuale il messaggio della resistenza e dove sta il tradimento verso quegli ideali? Proviamo a guardare le cose con uno sguardo obiettivo.

Ogni volta che oggi parliamo di migranti, di stranieri, di diversi, di persone in difficoltà, di rispetto, di dignità per tutti gli esseri umani incontriamo rigurgiti fascisti, voglia di sopraffazione e di esclusione.
Quante volte sentiamo la tentazione nella società del cosiddetto uomo forte? Un uomo, un partito, che decida per tutti secondo un criterio che sia esclusivamente quello del mantenere ricchezze e status, naturalmente, solo per chi li ha?

Dove sono finiti allora il senso di libertà, l'orgoglio, la felicità, la gioia, la speranza, la fiducia nel futuro del 25 aprile 1945 quando si è consumata la vittoria sul fascismo? Dov'è finita quell'esaltazione per la nuova comunità, nascente sulle macerie della nazione fascista dopo tanto sacrificio di vite umane?

Il tradimento degli ideali che hanno dato vita alla Resistenza è avvenuto per qualcuno fin dal 25 aprile stesso e probabilmente tutto questo fa parte della fragilità e del limite dell'essere umano. Dobbiamo quindi farcene una ragione ed essere consapevoli che la strada è lunga e di cose da imparare ce ne sono ogni giorno partendo da un ricordo fondamentale, autentico, condiviso e intoccabile della nostra Resistenza.

Solo quando avremo un società dotata davvero di senso civile, nel vero senso della parola, resistente anche nella quotidianità, coerente con questi valori, accogliente, capace di rispetto, inclusione, tolleranza, fraternità, allora sì potremo dire di avere costruito un futuro e una vita migliore per i nostri bambini.

È questo però un cammino lunghissimo, da svolgere con umiltà, rispetto, e anche con un po' di sano spirito ribelle; una costruzione senza fine dove ci saranno crolli e necessità di ricominciare.

Mi piace allora chiudere con la parola inventata da un cittadino la parola “emotivazionale” che ci dice che dobbiamo trovare la motivazione nelle nostre emozioni, nei nostri sentimenti, solo così queste commemorazioni hanno e avranno un senso.
Solo così potremo continuare a costruire fiduciosi una civiltà che ci veda davvero liberi.

Viva i partigiani, viva il 25 Aprile, viva l'Italia

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