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4 novembre, giornata delle Forze Armate

 

La festa che celebriamo oggi si celebra in Italia fin dal 1919. È la festa nazionale più longeva, quella che è stata celebrata per più anni consecutivi.

Dal 1919 quindi festeggiamo l'Unità nazionale e le nostre forze armate. Perché proprio il 4 novembre? Perché il 4 novembre è terminata la prima guerra mondiale, terminata con la vittoria dell'Italia che annetteva allora importanti territori nei confini della nostra nazione.

Durante gli anni del fascismo la festa del 4 novembre cambiò nome: il nome di “festa dell'Unità nazionale e delle forze armate” divenne “festa della vittoria” perché ai fascisti interessava di più ricordare la vittoria della guerra. In realtà la guerra è sempre una vera follia e questa in particolare: ogni libro di storia parla di un esercito mal condotto, di generali folli che spesso mandavano inutilmente a morire i loro uomini. È bene ricordarlo, durante la prima guerra mondiale persero la vita 650.000 italiani, 650.000 famiglie in lutto, madri e padri che non rividero più i loro figli, mogli e figli che non rividero più i loro mariti e padri.

 

 

650.000 morti significa che è come se morissero tutti gli abitanti di quasi 46 paesi come Rescaldina.

Eppure è importante ricordare la prima guerra mondiale ed è importante ricordarne le vittime.

È importante ricordare perché tanti persero la vita combattendo per un bene più grande, per preservare i confini della patria e per cacciare quelli che si ritenevano “gli invasori”. Oggi purtroppo sentiamo la grande mancanza di questo senso di appartenenza, la mancanza del senso di comunità e della disponibilità di sacrificare se non la vita, almeno una parte di noi stessi per il bene della comunità in cui viviamo.

Da queste vittime possiamo imparare il vero senso della pace che sta nella forza e nella volontà di sacrificarci per gli altri. Sacrificarsi significa tante volte sapere ascoltare le ragioni dell'altro, saperlo rispettare anche quando non la pensa come noi. Sacrificarsi significa sapere, come nel caso dei bambini, dopo il litigio (perché è normale litigare e perdere la pazienza ogni tanto), tornare a fare pace. Rispettiamo il sacrificio dei nostri soldati e non rendiamolo inutile cercando sempre nuove occasioni di conflitto tanto nel piccolo delle nostre famiglie quanto nel nostro paese, nella vita di tutti i giorni, ogni volta che ci troviamo a confrontarci con un altro bambino, adulto, anziano, bianco, nero, uomo o donna insomma ogni volta che ci troviamo di fronte un uomo.

 

Vorrei poi ricordare in questa giornata i nostri carabinieri, la nostra polizia locale, la Guardia di Finanza e tutte le forze di polizia ed i corpi militari che collaborano alla sicurezza del nostro paese.

Non diamo mai per scontata, non sottovalutiamo, la loro disponibilità al sacrificio: tutte queste persone che vegliano su noi lo fanno mettendo in pericolo sé stessi e lo fanno non solo per difendere la nostra sicurezza più prossima ma anche per difendere i nostri valori, la nostra democrazia, la nostra patria.

Pur essendo io un convinto assertore delle politiche per la pace ritengo che la funzione delle forze armate sia indispensabile nell'ottica di difendere il nostro stato e la nostra costituzione.

Costituzione che, non possiamo dimenticarci, è il risultato del sacrificio della vita di molte più persone ed è il risultato di un percorso che certamente comprende i due conflitti mondiali con tutti i loro morti. Saremo a brevissimo, il 4 dicembre, chiamati ad esprimere il nostro parere su una riforma costituzionale che rischia di cambiare il volto della carta fondamentale della nostra Repubblica. Non infanghiamo il ricordo dei nostri morti trascurando il diritto fondamentale del voto. Sia che votiamo sì, sia che votiamo no, non lasciamo decidere altri, non lasciamo che la nostra indifferenza dica che a noi, di chi è morto per la nostra patria, per la nostra libertà, non importa nulla.

 

Davanti al sacrificio dei nostri morti quindi offriamo il nostro silenzio, il nostro pensiero, la nostra gratitudine ma soprattutto la nostra partecipazione alla cosa pubblica, la nostra voglia di spenderci per il bene comune.

 

Viva le forze armate, Viva l'Italia, Viva la Pace

 

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