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La nostra storia

Partiamo da una premessa storica incontrovertibile: i flussi migratori nella storia sono sempre esistiti, al pari purtroppo delle guerre o di altri fenomeni, quali carestie, epidemie e sconvolgimenti climatici. Conseguenza ovvia è che discutere se sia giusto o meno, nel 2016, che ci siano immigrati che arrivino sul nostro territorio equivale a discorrere (secondo me al limite della ragione) se sia giusto o meno che oggi ci sia il sole oppure piova.
Credo invece sia più utile analizzare altre questioni quali le cause geopolitiche che provocano esodi di massa rappresentati da immagini drammatiche che sconvolgono la mia sensibilità oppure, ancor più costruttivo, quale concetto di accoglienza siamo in grado e vogliamo adottare verse queste sventurate popolazioni.


Riguardo il primo tema, l'Occidente intero ha il dovere di interrogarsi sulle sue responsabilità storico-politiche e non tanto come tentativo tardivo diespiare errori grossolani spinti da una sfrenata  "voglia" capitalista, ma quanto come monito e lezione al fine di non riproporre mai più certe dinamiche. Ci tengo a  sottolineare che non vorrei che si verificassero mai più non perchè ora mi senta, in qualche modo, invaso da questi popoli, ma perchè non vorrei più trovarmi nella condizione di sostenere psicologicamente quel peso che solo la morte, la distruzione, la fame, la povertà e, soprattutto, l'assenza di libertà riesce ad apporre.
In secondo luogo, per tentare di costruire un concetto di accoglienza lungimirante voglio raccontare un aneddoto. Circa 5 anni fa ho avuto l'immensa fortuna di seguire come ducatore un ragazzo che era ricoverato in psichiatria nell'ospedale di Legnano. Il primo giorno in cui entrai in reparto non me lo scorderò mai per tutta la vita. Io ero teso e nervoso perchè non sapevo cosa mi sarei dovuto aspettare. Appena entrato, dopo pochi attimi, tutti gli "ospiti" presenti si avvicinarono a me. Prima ancora che mi presentassi, lo fecero loro, indicando nome, cognome, numero della stanza e malattia. Mi presero per mano, mi fecero fare tutto il giro del reparto, descrivendo minuziosamente le stanze, il loro utilizzo e le regole che organizzano la loro funzione. Ero per loro già facente del gruppo e lo dimostrarono con questo caloroso benvenuto. La cosa straordinaria è che non sapevano chi fossi, da dove venissi, cosa facessi e che nome avessi. A loro non importava! Quel che era necessario per loro era spiegare come fossa composta e come funzionasse la "comunita'" perchè quel senso di appartanenza, da preservare, non poteva esser distrutto da nessun nuovo arrivato.
Fermiamoci a riflettere...con tutte le debite proporzioni del caso: QUESTA E' ACCOGLIENZA!
                                     

Enrico Rudoni

LA NOSTRA STORIA...

 

Partiamo da una premessa storica incontrovertibile: i flussi migratori nella storia sono sempre esistiti, al pari purtroppo delle guerre o di altri fenomeni, quali carestie, epidemie e sconvolgimenti climatici. Conseguenza ovvia è che discutere se sia giusto o meno, nel 2016, che ci siano immigrati che arrivino sul nostro territorio equivale a discorrere (secondo me al limite della ragione) se sia giusto o meno che oggi ci sia il sole oppure piova.

Credo invece sia più utile analizzare altre questioni quali le cause geopolitiche che provocano esodi di massa rappresentati da immagini drammatiche che sconvolgono la mia sensibilità oppure, ancor più costruttivo, quale concetto di accoglienza siamo in grado e vogliamo adottare verse queste sventurate popolazioni.

Riguardo il primo tema, l'Occidente intero ha il dovere di interrogarsi sulle sue responsabilità storico-politiche e non tanto come tentativo tardivo diespiare errori grossolani spinti da una sfrenata "voglia" capitalista, ma quanto come monito e lezione al fine di non riproporre mai più certe dinamiche. Ci tengo a sottolineare che non vorrei che si verificassero mai più non perchè ora mi senta, in qualche modo, invaso da questi popoli, ma perchè non vorrei più trovarmi nella condizione di sostenere psicologicamente quel peso che solo la morte, la distruzione, la fame, la povertà e, soprattutto, l'assenza di libertà riesce ad apporre.

In secondo luogo, per tentare di costruire un concetto di accoglienza lungimirante voglio raccontare un aneddoto. Circa 5 anni fa ho avuto l'immensa fortuna di seguire come ducatore un ragazzo che era ricoverato in psichiatria nell'ospedale di Legnano. Il primo giorno in cui entrai in reparto non me lo scorderò mai per tutta la vita. Io ero teso e nervoso perchè non sapevo cosa mi sarei dovuto aspettare. Appena entrato, dopo pochi attimi, tutti gli "ospiti" presenti si avvicinarono a me. Prima ancora che mi presentassi, lo fecero loro, indicando nome, cognome, numero della stanza e malattia. Mi presero per mano, mi fecero fare tutto il giro del reparto, descrivendo minuziosamente le stanze, il loro utilizzo e le regole che organizzano la loro funzione. Ero per loro già facente del gruppo e lo dimostrarono con questo caloroso benvenuto. La cosa straordinaria è che non sapevano chi fossi, da dove venissi, cosa facessi e che nome avessi. A loro non importava! Quel che era necessario per loro era spiegare come fossa composta e come funzionasse la "comunita'" perchè quel senso di appartanenza, da preservare, non poteva esser distrutto da nessun nuovo arrivato.

Fermiamoci a riflettere...con tutte le debite proporzioni del caso: QUESTA E' ACCOGLIENZA!

 

 

 

Enrico Rudoni

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