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Le vie del Natale, in un chilometro .... ecco Rescaldina

In una giornata, tutto quello che Rescaldina offre per 365 giorni l'anno: solidarietà, offerte commerciali di qualità, buona cucina, sport, cultura, divertimento, musica, fantasia, creatività, arte.

Percorrendo un intero chilometro i visitatori potranno trovare tutto questo e molto di più: potranno sperimentare, toccare con mano, acquistare, giocare, esprimersi, gustare, cantare ....

Dal mattino fino alla sera le vie Legnano, I. Bossi, A. Gramsci, S. Pellico, G. Matteotti e Piazza Chiesa saranno chiuse alle macchine e si riempiranno di gente, stand e colori.

"Le vie del Natale" dà il via anche al gemellaggio Telethon-Commercianti. La Consulta Commercio ha così risposto alla chiamata di Telethon: dal 3 dicembre e per tutto il mese di dicembre presso i negozi aderenti si potranno acquistare i gadget Telethon e i mitici cuori di cioccolato contribuendo così alla ricerca per sconffingere le malattie genetiche.

Parteciperà alla giornata il campione mondiale e medaglia d'oro alle ultime olimpiadi di handbike Paolo Cecchetto, e per tutta la giornata sarà possibile provare le handbike e gareggiare per il tempo migliore.

La giornata si concluderà con la grande tombolata per grandi e piccoli, organizzata dalla Consulta Sociale, appuntamento alle 17 in Auditorium.

 

Rescaldina si tinge di rosso

Rescaldina si tinge di rosso, il rosso delle scarpe rosse, simbolo della lotta contro il femminicidio e la violenza contro le donne.

Anche Rescaldina, come tanti comuni della zona, propone diversi momenti di incontro, dialogo e riflessioni sul tema.

Il commento del Sindaco Michele Cattaneo "Abbiamo scelto diversi stili comunicativi per raggiungere tutti, uomini e donne, lo abbiamo fatto perché il tema della violenza sulle donne è complesso e non è così semplice come a prima vista può sembrare. Dobbiamo dire di no a tutte le forme di violenza, fisica e psicologica. Dobbiamo tutti guardarci dentro e condannare tutte quello forme di giudizio che spesso, purtroppo, connotano i nostri pensieri di uomini e anche di donne. Oltre alla violenza di calci e pugni, oltre alla violenza sessuale, esiste anche quella violenza per cui una donna è costretta a fare "commercio" e svendere il proprio corpo per ottenere in cambio qualcosa, qualcosa a cui magari avrebbe comunque pieno diritto. A tutto questo dobbiamo dire no, il nostro deve essere un NO corale, un no detto tutti insieme perché che invece dice sì o anche solo tentenna nella condanna sappia che è lui il diverso, che è lui quello che la società condanna".

Sei sindaci al fianco dei pendolari

La situazione delle stazioni Ferrovienord di Rescaldina e Castellanza è purtroppo difficile da tempo: i disservizi si ripetono e si amplificano, causando problemi e difficoltà a lavoratori e studenti che ogni giorno utilizzano i treni di Trenord provenienti non solo da Rescaldina e Castellanza, ma anche da tutti i paesi limitrofi non dotati di stazioni ferroviarie.

"Per questo ho chiamato a raccolta tutti i miei colleghi Sindaci dei paesi a nord di Rescaldina. Ci siamo ritrovati tutti presso la stazione a Rescaldina per rappresentare la quotidianità del vissuto dei pendolari all'Ing. Andrea Passarelli, responsabile dell'ufficio gestione e valorizzazione stazioni di Ferrovienord".

4 novembre 2017

 

Pubblichiamo il discorso del nostro Sindaco Michele Cattaneo:

Buongiorno a tutti,
in questa giornata dal tempo atmosferico particolarmente difficile è bello vedere che comunque c’è qualcuno che tiene ad essere presente ai festeggiamenti dell’unica festa nazionale che ha attraversato tutto un secolo di storia italiana.

Ringrazio tutti voi, ringrazio la banda sempre presente, ringrazio la protezione civile, ringrazio il personale comunale (rodolfo e Marina) presenti e disponibili ad ogni commemorazione e cerimonia pubblica.

Quella di oggi è la festa dell’Unità d’Italia e delle forze armate. Permettetemi allora di ringraziare particolarmente per la loro presenza la comandante della Polizia Locale Alessandra Dall’Orto e il comandante della nostra caserma il Maresciallo Dogliotti.
Vorrei con loro ringraziare di cuore le donne e gli uomini che insieme a loro lavorano per rendere più sicuro il nostro territorio.
Diverse importanti operazioni sono state concluse operando anche in modo congiunto nell’anno che si sta per chiudere. È aumentata la sicurezza del nostro paese, ed è terribilmente ingrato chi, per fini politici, continua a sostenere che Rescaldina sia un paese insicuro, un paese dove l’insicurezza aumenta e dove è pericoloso uscire di casa. Si può e si deve fare di più, questo è certo. Purtroppo però l’essere umano è fatto così: tende a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto piuttosto che mezzo pieno così leggiamo sempre tante lamentele e poche volte complimenti e ringraziamenti a chi invece merita tutta la nostra gratitudine per l’impegno e l’abnegazione per il nostro paese. Vorrei allora ricordare uno a uno, citandoli per nome queste donne e questi uomini: [...].

Dicevamo prima che questa festa è in perfetta continuità con la festa celebrata la prima volta nel 1919. Ho commesso una inesattezza: questa festa in epoca fascista era definita la festa della vittoria e ancora oggi tanti ricordano questa ricorrenza con questo nome. Se così fosse ancora oggi, ci sarebbe davvero poco da festeggiare: la guerra è sempre una tragedia e non dobbiamo dimenticarci che in ogni conflitto grande o piccolo non c’è mai un vero vincitore ma soltanto vittime.

L’Italia uscì formalmente vittoriosa dalla prima guerra mondiale, vennero annessi con gli accordi di pace i territori del Friuli Orientale, di Trento e di Trieste ma ne risultò in realtà distrutta nella sua economia e nel suo tessuto sociale preparando i prodromi di quello che poi sarebbe stato il secondo conflitto mondiale. Dobbiamo pensare con profondissimo rispetto a chi ha sacrificato la vita per il sogno rinascimentale di una Italia unita, di una Italia patria di un popolo, gli italiani con le loro storie e le loro differenze. Chi ancora oggi pensa che questa unità si possa infrangere infanga e calpesta la memoria di chi ha dato la vita per il proprio paese nel primo e nel secondo conflitto mondiale. Eppure coltivare la memoria di tutte le persone che sul fronte o nei propri paesi hanno contribuito all’ideale della nostra patria significa, per dirla con il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “comprendere l'inestimabile ricchezza morale che proprio queste persone ci hanno trasmesso". Rendiamo omaggio allora alle vittime, a tutte le vittime delle guerre siano esse civili o militari. Regaliamo loro il nostro applauso e offriamo loro il nostro silenzio carico di memoria e di riflessione.

Ancora una volta, grazie alle nostre forze armate, evviva l’Italia Unita.

Identità

La diffusione sul pianeta di merci, oggetti, persone e idee ha consentito guadagni ingenti a una parte di mondo. Preoccupate dagli effetti incontrollabili della globalizzazione, le società che si sono arricchite ora alzano “barriere” con la scusa di proteggere la propria identità da altri influssi. Ma in un mondo da sempre in continuo movimento ed evoluzione chi sono gli “altri” e come si può risalire a una specifica identità? E poi, siamo proprio sicuri che non siano gli “altri” a doversi difendere da “noi”? In realtà, la difesa identitaria è un falso problema; tanto che nel saggio “IDENTITA” dello storico Adriano Prosperi si parla di “retorica identitaria”; ossia della ricerca inutile di opportuni discorsi a effetto per parlare di banali luoghi comuni quali il colore della pelle o il Dio a cui ci si rivolge.

Esistono varie religioni imposte ai popoli per governarli, approfittando dell’esigenza di ognuno di giustificare la propria esistenza in questo mondo. E ancora, nella storia umana ci sono sempre state stragi di nemici, veri o presunti, per eliminare chi si oppone agli appetiti dei potenti di turno. Sono state quindi le religioni e le stragi a generare l’identità delle nazioni; tutto il resto è fantasia. Dopo la globalizzazione, e conseguenti migrazioni da luoghi di guerra e povertà, si è cominciato a parlare d’identità minacciate e a costruire “muri” per difendersi dagli “altri”. Che gli abitanti del mondo più disastrato acquistino merci per arricchirci va bene, che pretendano anche di continuare a esistere e tentino di vivere con noi per assomigliarci, no. Per contrastare ciò si è tirata in ballo l’identità, ma forse in occidente è il caso di cominciare a preoccuparsi di più del deterioramento continuo di valori etici, religiosi e sociali. Si parla spesso anche di una fantomatica identità europea ma non si capisce cosa abbiano in comune, per esempio, un italiano e un islandese. Visto che in Italia sono passati popoli di ogni provenienza -arabi compresi- sarebbe perfino impossibile risalire a un’identità nazionale e -dopo la migrazione interna di lavoratori- all’identità milanese o torinese.  

In nazioni come il Canada si è formato un “mosaico etnico” che conta molte decine di popoli diversi, integrati fra loro, che non hanno sentito l’esigenza di difendere alcuna identità. Il pretesto della difesa identitaria serve a creare paure che consentano ai potenti di turno di mantenere il potere o di conquistarlo. Purtroppo ciò, talvolta, coinvolge bambini e giovani facilmente manipolabili (vedi isis) perché plagiare bambini significa impadronirsi del futuro. Ma l’isis conta poco e non saranno loro a decidere il futuro del pianeta. Il mondo intero, compresi i numerosissimi islamici che non hanno nulla ha a che fare con l’isis, prima o poi vincerà contro il terrore.
In conclusione, se un problema c’è non si chiama identità ma integrazione. Dobbiamo creare una cultura di collaborazione e accettazione con tutti coloro che -la stragrande maggioranza- rifiutano guerre e violenze. E non importa se chi vuole pregare lo fa in chiese, moschee, sinagoghe, pagode o altri luoghi di culto. L’importante è che tutti conoscano e rispettino le regole del paese in cui vivono.

Gastone Campanati




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